L’intervista. Ilaria Sanguineti ritorna e debutta all’Omloop Het Nieuwsblad

La ligure si confessa prima del debutto stagionale all'Omloop Het Nieuwsblad e fa un'analisi a 360° sul suo ritorno in maglia Valcar-PBM.

Quello di Ilaria Sanguineti, ligure di Ventimiglia classe 1994, è un ritorno. Dopo aver vestito la maglia Valcar-PBM da junior conquistando 5 corse e arrivando alla convocazione in nazionale, “Yaya” riparte da dove aveva cominciato la sua avventura dopo un buon trascorso in maglia BePink nella categoria elite (spicca in questi anni l’argento conquistato in maglia azzurra ai campionati europei strada under 23 nel 2015 alle spalle di Katarzyna Niewadoma).

”La maglia azzurra è il sogno di ogni atleta in qualsiasi sport, mi piacerebbe tornare a vestirla” confessa Ilaria, raggiunta telefonicamente alla vigilia del suo debutto stagionale in maglia Valcar – PBM.
Convocata insieme a Allegra Arzuffi, Marta Cavalli, Maria Giulia Confalonieri, Silvia Persico e Silvia Pollicini, Ilaria Sanguineti debutterà in Belgio il 24 febbraio all’Omloop Het Nieuwsblad.

Ilaria, innanzitutto bentornata. Come mai questa scelta di vestire ancora la maglia Valcar-PBM?
”Sai, il mio più grande passo nella mia carriera ciclistica fu quando da allieva decisi di passare junior vestendo la maglia blu fucsia. Quelli sono stati anni di crescita importanti e qui alla Valcar-PBM ho ricevuto tanto. Mi piacerebbe quest’anno dare ripagare la fiducia e dare alla squadra quanto loro hanno dato a me”.

Sì, questo è un ritorno, ma le persone che hai trovato sono completamente diverse da allora: nuove compagne di squadra, nuovo allenatore e uno staff diverso. Come è stato l’impatto?
”Non mi aspettavo di entrare in sintonia sin dai primi giorni del ritiro a Formia che abbiamo fatto a gennaio. Dopo soli 5-6 giorni si è creato uno splendido rapporto con ragazze che non conoscevo come Elisa Balsamo, Marta Cavalli, Alessia Vigilia e tutte le altre. Bellissimo. In meno di una settimana mi sembrava di conoscerle da una vita. Come hai detto, le persone sono diverse, ma qui c’è una cosa che non è mai cambiata: la fiducia che sento nei miei confronti sia a livello ciclistico, sia a livello umano”.

E quanto conta, questo?
”Conta moltissimo. Se ti trovi bene a livello umano, anche a livello sportivo le cose migliorano. Qui è l’ambiente di sempre, è sempre la stessa famiglia. Ora non siamo più ragazzine, siamo donne: è un ambiente sereno e tranquillo che crede nelle potenzialità delle ragazze”.

Yaya, parliamo di ciclismo, ora. Quali sono gli obiettivi della stagione?
”Vorrei fare bene nelle classiche del Nord e, come detto prima, il sogno nel cassetto sarebbe quello di vestire la maglia della nazionale azzurra, anche se so che è molto difficile. E poi non nascondo che mi piacerebbe vincere una tappa al Giro Rosa”.

Anche se sei molto giovane, hai comunque un bagaglio di esperienza importante. Senti di poter tramettere qualcosa alle ragazze più giovani di te?
”Sai, quando sono passata al 1°anno elite in maglia BePink ho subito corso il Giro delle Fiandre e certamente so qual è il tipo di impatto che si prova nel passaggio di categoria da junior ad elite. Quindi sì, posso sicuramente trasmettere qualcosa in termini di esperienza alle più piccole, ma c’è qualcosa in più rispetto a quello che mi chiedi”.

Cioè?
”Cioè che se da un lato è vero che io posso trasmettere qualcosa alle ragazze più giovani, è altrettanto vero che io posso ricevere molto da loro. Questa è una cosa reciproca: tutte impariamo da tutte, è così che nasce una vera squadra”.